
EDITORIALE
(26 aprile 2006)
Dopo una seri di scontri, piuttosto sulle modalità di azione che sui contenuti, si è ricomposta la “diatriba” tra la FASI (Commissione falesie) e il gruppo di firmatari del documento di Roma propugnato in prima persona da Aristo Aloi.
Possiamo a questo proposito affermare di avere finalmente una Commissione Falesie unita negli intenti e nelle modalità di perseguirli.
In un incontro a Pescara, presenti Aristo Aloi, Carmine Radassao e il sottoscritto, in un clima di aperta collaborazione, si sono poste le basi del lavoro futuro, cercando di recuperare il lavoro svolto nel passato dalla Commissione guidata da Aloi stesso che era arrivata a dei contatti formali con i responsabili strutture del CONI per avviare il riconoscimento della falesia come “impianto sportivo a cielo aperto”. La linea decisa è stata confermata durante il Consiglio Federale del 10 aprile, presente il Procuratore Federale avv. Francesco Di Matteo.
Si è deciso di riprendere, correggendoli e ampliandoli se necessario attraverso il confronto con altre realtà tecniche, i documenti prodotti dalla precedente Commissione che comprendevano la bozza di regolamentazione con i contributi di esperti in campo ambientale geologico e giuridico. Tali documenti, dopo i dovuti passaggi, dovrebbero diventare parte integrante del patrimonio tecnico della Federazione.
Si è insistito sulla necessità di un riconoscimento “giuridico” della realtà “falesia”: l’arrampicata sportiva in strutture “a norma”, deve essere equiparata all’arrampicata su struttura artificiale. Con le opportune precauzioni legate all’ambiente naturale non rappresenta uno sport “a rischio” e come tale deve essere distinto dall’alpinismo o dall’arrampicata libera. A tale proposito si è deciso di raccogliere una serie di documenti tecnici, che vanno dalla gestualità motoria alla sicurezza delle attrezzature, al fine di avvalorare questa tesi.
Abbiamo anche posto l’accento sull’importanza di avere dei tavoli di lavoro aperti con le altre realtà del settore : CAI, UISP, Guide Alpine; in questo compito “politico” la Commissione Falesie dovrà avere un ruolo attivo e di primo piano.
Tutto il lavoro dovrebbe ottimisticamente mirare all’organizzazione di iniziative sull’argomento che potrebbero dare lo spunto al legislatore per modificare o puntualizzare la legge vigente nell’ambito dell’arrampicata in ambiente naturale.
Non appena saremo entrati più nel dettaglio dei lavori ci ripromettiamo di allargare la commissione a livello regionale per avere il contributo di tutte le persone interessate.
Alessandro Angelini
(Responsabile della Commissione Falesie)


