ALLENAMENTO
Nella scorsa edizione di questa rivista, è stata fatta una sintesi esauriente in merito alle nuove metodologie d’indagine e di studio dei fenomeni motori con particolare riferimento all’Allenamento Mentale (Mental Training). La conoscenza degli aspetti prettamente psicologici della prestazione non è assolutamente da sottovalutare; la mente, i pensieri, le immagini, condizionano non poco la condotta motoria e di conseguenza la prestazione stessa.
Sulla scia di quell’articolo, desidero aprire nuove finestre circa la conoscenza del fenomeno “arrampicata”, che scaturiscono da uno studio approfondito e da un’ampia documentazione scientifica.
La seguente trattazione è divisa in due sessioni: nella prima ci occuperemo di “principi e metodologie d’indagine” e nella seconda dei “contributi della ricerca scientifica e degli aspetti applicativi”.
1. PRINCIPI E METODOLOGIE D’INDAGINE DEL FENOMENO SPORTIVO
Ogni fenomeno motorio-sportivo, affinché venga compreso fin nei minimi particolari, necessita di un’analisi approfondita e accurata. Dato che lo sport, nel senso più ampio del termine, è materia multidisciplinare, lo studioso deve essere in grado di comprendere l’attività nella quale si specializza sotto tutti i punti di vista. Egli ricava perciò le informazioni utili al proprio scopo, attingendo dalle varie scienze umane, quali la biomeccanica, la neurofisiologia, la biologia, la psicologia dello sport e molte altre ancora.
Il fenomeno sportivo, che si manifesta nella sua interezza al momento della prestazione, viene in questo modo scomposto in parti elementari, cosicché ciascun ambito d’indagine (biomeccanico, medico, psicologico ecc..) possa essere studiato e approfondito separatamente.
Il risultato sportivo (o performance) è la vera sintesi di tutti questi elementi (elementi tecnici, tattici, mentali e bio-energetici) ed è espressione della capacità del singolo atleta di saperli integrare tra loro (figura 1).
Ciascuna scienza cerca
di spiegare il fenomeno dal proprio punto di vista Il soggetto possiede: La capacità di integrare
tra loro gli elementi che determinano la prestazione sportiva determina a sua volta il risultato finale

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Questo approccio che possiamo definire “diagnostico” è di vitale importanza, infatti la diagnosi dell’evento sportivo è, tra le altre cose, anche il punto di partenza che consente di accedere alle metodologie di allenamento, cioè ai mezzi attraverso i quali è possibile il miglioramento delle capacità prestative. In assenza di una diagnosi dell’azione motoria la metodologia rimane sterile, poiché priva di un riferimento reale. La disciplina sportiva (con le sue innumerevoli caratteristiche) deve essere perciò prima di tutto compresa. La diagnosi è quindi la via che porta alla conoscenza (figura 2).


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Un esempio di indagine motoria potrebbe essere quello proposto in figura 3.


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Sappiamo che la performance sportiva può avere luogo sia in falesia che in ambiente artificiale (competizioni). Queste due condizioni di arrampicata differiscono sia per le caratteristiche intrinseche degli itinerari (sviluppo in metri e conseguente tempo medio di percorrenza, tipologia delle pareti, forma delle prese) che per la peculiarità dei movimenti richiesti. Quindi un conto è scalare su pareti naturali, altra cosa prepararsi per una gara su strutture artificiali e viceversa. Conoscere entro quali limiti temporali si sviluppa l’azione motoria è un altro aspetto da non sottovalutare; è interessante sapere, infatti, che, nonostante l’arrampicata non sia uno sport “a tempo”, esistono comunque dei tempi medi di percorrenza degli itinerari e che questi, nelle comuni competizioni, si aggirano tra i 3’30” e i 5’30”. L’azione della scalata non è affatto continua (arrampicare non è proprio come salire una rampa di scale); fasi statiche e fasi dinamiche si ripetono in successione; tra le prime rientrano i moschettonaggi che, pur non occupando una fetta importante del tempo di salita, rappresentano però un momento di dispendio energetico notevole per lo scalatore. Dobbiamo rilevare che l’arrampicatore si muove lentamente sulla parete (rapporto distanza/tempo) ed in maniera non uniforme; si sottolineano infatti momenti ad elevata intensità e fasi di recupero attivo delle energie, che testimoniano la discontinuità della distribuzione degli sforzi in parete. Abbiamo quindi non solo contrazioni di tipo intermittente ma anche un susseguirsi non omogeneo circa l’intensità degli sforzi profusi. Ciascuna contrazione della muscolatura deputata alla prensione (muscoli dell’avambraccio e della mano) ha una durata media che va dai 6 ai 12 secondi (rilevamenti su terreno artificiale); i tempi di rilasciamento sono però troppo brevi affinché si possa produrre un recupero completo delle energie. Ciò comporta un affaticamento progressivo per lo più imputabile alle aumentate concentrazioni di Acido Lattico intramuscolare. Il tutto è riassunto in figura 4.

Una volta che abbiamo chiarito qual è l’ambiente nel quale lo scalatore ricerca la prestazione, quali caratteristiche lo contraddistinguono, quali sono i parametri spazio-temporali propri dell’azione dell’arrampicata e come l’arrampicatore si muove sulla parete possiamo passare all’analisi successiva, ovvero quella che riguarda gli obiettivi perseguibili dallo scalatore.
Nella strutturazione dell’allenamento sportivo l’obiettivo principale è l’ottenimento di risultati sempre migliori. Per ottenere un miglioramento della prestazione bisogna, innanzi, tutto conoscere quali elementi la determinano e secondariamente indurre quegli stimoli necessari affinché la nuova integrazione di questi stessi elementi porti ad un innalzamento del potenziale prestativo dell’atleta.
I fattori della prestazione sono appunto l’insieme delle componenti capaci di influenzare il risultato sportivo; queste componenti condizionano la dinamica comportamentale dell’atleta e garantiscono o pregiudicano la riuscita del compito; esse sono:
Caratteristiche genetiche
Componenti morfotipiche (antropometriche)
Componenti bio-energetiche (substrati energetici, capacità organico-muscolari)
Componenti coordinative (coordinazione nell’esecuzione dei movimenti; economia)
Componenti psicologiche (volontà , motivazione, decisione, intelligenza)
Componenti tecnico-tattiche (bagaglio tecnico, disponibilità variabile)
Fattori esterni (clima, ora del giorno, caratteristiche della via)
Nella prestazione sportiva (gara), come nello sviluppo dei prerequisiti della prestazione (allenamento) ognuna delle suddette componenti occupa una fetta importante; avere comunque alti livelli di ognuna predispone al raggiungimento di traguardi di rilievo. Molte di queste componenti sono notoriamente modificabili e migliorabili e ciò corrisponde all’obiettivo che si propone l’atleta in allenamento, ciononostante: la capacità prestativa (e quindi l’innalzamento del livello) dipende dalla loro più perfetta integrazione.
Caratteristiche organiche richieste:
Sono sicuramente di due tipi: capacità di forza e capacità di resistenza.
La forza massima
Per capacità di forza intendiamo quella massima estrinsecabile da un certo distretto muscolare (nel nostro caso, muscoli dell’avambraccio e della mano); essa serve: 1) A tenere prese sempre più difficili; 2) A tenere le stesse prese con minore dispendio energetico. Maggiore è infatti la capacità di forza, minore è l’intervento delle fibre muscolari rapide (fibre ad elevata capacità di affaticamento) e quindi maggiore è il risparmio energetico (turn over delle unità motorie). Inoltre: “più la forza massimale ottenuta con l’allenamento è elevata, più sarà facile mantenere un alto livello di forza per tutta la durata della prova” (Cometti).
Attenzione: la capacità di forza non deve essere mai scissa dall’azione motoria per la quale è richiesta e quindi dalla coordinazione. E’ facile infatti essere “potenzialmente forti” ma non sufficientemente coordinati; forza, coordinazione ed interpretazione (interiorizzazione del movimento) concorrono alla riuscita del compito ed all’innalzamento del livello atletico.
La resistenza
Il concetto di resistenza in arrampicata, è correlato alla capacità di erogare un sufficiente quantitativo di forza nel tempo e quindi alla capacità di vincere l’affaticamento. Abbiamo visto anche, che l’incapacità di sviluppare una forza adeguata dipende principalmente dalle aumentate concentrazioni di Acido Lattico nei muscoli. Se da una parte, quindi, lo scalatore deve inevitabilmente allenare i muscoli nell’ambito del sistema anaerobico lattacido (oltre che, ovviamente, in quello anaerobico alattacido) dall’altra non deve dimenticare le caratteristiche biomeccaniche dell’azione motoria (sforzi discontinui, abilità a recuperare rapidamente le energie nei momenti in cui la tipologia delle prese lo consente, tempi medi di contrazione isometrica, variazione dell’inclinazione delle pareti e della forma delle prese ecc..). Abituare la muscolatura ad impegnarsi in maniera discontinua, cioè a fasi ad intensità variabile, è senz’altro uno dei temi che deve essere perseguito nella strutturazione dell’allenamento.
L’allenamento delle capacità energetiche per l’arrampicata dovrà avere almeno due obiettivi (figura 5).
Nel rispetto delle forme
e dei tempi ottimali che richiede lo sviluppo
della forza. 1) Verso lo sviluppo della capacità di proseguire
nello sforzo nonostante gli accumuli di Acido
Lattico 2)
Verso lo sviluppo della capacità di recuperare rapidamente le energie
durante la scalata, nelle fasi di “recupero attivo”.

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Riassumendo:
Per poter intervenire in maniera efficace nello sviluppo della capacità prestativa dello scalatore è necessario partire da un’analisi obiettiva del movimento. Il movimento si sviluppa con determinate caratteristiche spazio-temporali ed è contraddistinto da un susseguirsi di eventi dissimili, soprattutto per ciò che riguarda la forma e l’intensità. E’ in funzione di questa indagine che devono essere dapprima studiati i fattori che determinano la prestazione sportiva e di seguito elaborati gli esercizi per l’incremento delle capacità di forza e di resistenza. Roberto Bagnoli.